La storiografia longobarda, da Paolo Diacono ad Erchemperto e alla Cronica
Sancti Benedicti Casinensis, ha datato l’inizio del culto micaelico
all’episodio bellico dell'8 maggio 650, quando i Longobardi di
Benevento respinsero un attacco dei Bizantini che volevano impadronirsi
del santuario dedicato all’Arcangelo sul monte Gargano.L’Arcangelo
viene rappresentato, nell’iconografia orientale ed occidentale,
come un combattente con la spada in mano, che nella prima immensa guerra
apocalittica, svoltasi prima della venuta dell'uomo sulla terra, affronta
e sconfigge Lucifero ribellatosi a Dio, facendolo sprofondare nelle
tenebre.
Nell’Arcangelo, i biondi guerrieri venuti dal nord identificarono
"l'eroe di Dio", il santo guerriero, il capo dell’esercito
celeste nel quale ritrovavano caratteristiche ed attributi del pagano
Wothan, considerato dai popoli germanici dio della guerra, protettore
dei guerrieri e degli eroi. I longobardi considerarono San Michele il
loro santo nazionale facendolo rappresentare quale effigie sugli scudi
e sulle monete, diffondendo così il suo culto tra il popolo.
L’Arcangelo San Michele, il più potente difensore del popolo
di Dio, fu definito “Principe degli Angeli” per la sua lealtà,
fedeltà e devozione nei confronti del Signore. insieme all’uso
di grotte e cavità naturali che nel tempo, a seguito di benefici
e lasciti dei Longobardi prima, e dei Normanni dopo, da singoli e nudi
eremi, divennero poi veri e propri centri di culto, abbelliti da affreschi
ed altari che sono tuttora visibili.
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